Apri la tua Partita IVA
forfettaria online
Pratica completa gestita da commercialisti veri. Gratuita con un piano TaxAmi, oppure €99 una tantum. Partita IVA in 24-48 ore per professionisti e autonomi. Attività commerciali e artigiane: tempi e passaggi in più, te li spieghiamo prima.
Studio reale ODCEC
Commercialisti iscritti all'Albo gestiscono la tua pratica.
Tempi rapidi
Ricevi il numero di P.IVA in 24-48h dall'invio della pratica all'Agenzia delle Entrate.
Gratis con piano TaxAmi
Scegli Smart, All-in-One o Comfort e l'apertura è inclusa. Altrimenti €99.
Tutto incluso
Modello AA9/12, codice ATECO, iscrizione INPS, PEC e tutto quello che serve.
Quanto costa davvero aprire una partita IVA
Aprire la partita IVA, in sé, non costa nulla. Il modello AA9/12 si deposita all'Agenzia delle Entrate gratis: niente bolli, niente tasse.
Quello che costa è tutto il resto, e conviene saperlo prima.
Il nostro servizio. Se attivi un piano TaxAmi (Smart 29 euro al mese, All-in-One 35, Comfort 45) l'apertura è inclusa. Se vuoi solo la pratica, senza abbonamento, sono 99 euro una tantum.
I costi che non dipendono da noi. Se apri un'attività commerciale o artigiana non basta l'Agenzia delle Entrate: serve anche l'iscrizione al Registro Imprese, e lì ci sono imposta di bollo, diritto annuale della Camera di Commercio e diritti di segreteria. Nell'ultima pratica che abbiamo seguito sono stati poco più di 90 euro, ma l'importo cambia da una Camera di Commercio all'altra: te lo diciamo esatto prima di procedere, non dopo. Può servirti anche un dispositivo di firma digitale, se non ce l'hai già.
Il costo vero, però, arriva dopo. Una partita IVA non si paga all'apertura: si paga ogni anno, in contributi previdenziali e imposte. È la ragione per cui aprirla "perché tanto è gratis" è quasi sempre un errore. Se non hai ancora clienti o fatturato previsto, parlane con noi prima: a volte la risposta giusta è aspettare, e te lo diciamo.
Non tutte le partite IVA si aprono allo stesso modo
Qui sta la differenza che quasi nessuno spiega, e che cambia tempi e adempimenti.
Se sei un libero professionista o un lavoratore autonomo (consulente, sviluppatore, designer, traduttore, e simili) serve solo il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate. È la strada rapida: una volta verificati i dati e scelto il codice ATECO, la trasmissione è telematica e il numero di partita IVA arriva in genere entro 24-48 ore.
Se apri un'attività commerciale o artigiana (negozio, ecommerce, artigiano, somministrazione) i passaggi sono tre, non uno:
- il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate;
- la pratica ComUnica, che in un colpo solo iscrive l'impresa al Registro Imprese e ti apre la posizione INPS Artigiani o Commercianti;
- la SCIA, cioè la segnalazione di inizio attività allo Sportello Unico del Comune.
Qui i tempi sono più lunghi e non dipendono solo da noi: la Camera di Commercio può chiedere integrazioni o rettifiche, e i tempi di risposta variano da provincia a provincia. Nell'ultima pratica di questo tipo che abbiamo seguito abbiamo lavorato su più giorni, con una richiesta di rettifica arrivata dopo il deposito. Preferiamo dirtelo prima che scoprirlo insieme.
Una nota utile se sei in forfettario e apri come artigiano o commerciante: in ComUnica si può chiedere la riduzione contributiva del 35 per cento sui contributi INPS. Non è automatica, va domandata, e la domandiamo noi.
Cosa ci serve da te
Poca roba, ma precisa:
- i tuoi dati anagrafici e il codice fiscale;
- che cosa farai concretamente, descritto a parole tue: serve a scegliere il codice ATECO giusto, e da aprile 2025 vale la nuova classificazione ATECO 2025;
- una previsione, anche approssimativa, di quanto pensi di fatturare nel primo anno;
- se hai già una PEC e una firma digitale, oppure no.
Il codice ATECO non è una formalità: determina il coefficiente di redditività, cioè la quota del tuo fatturato su cui pagherai le imposte in regime forfettario. Va dal 40 per cento del commercio al 78 per cento delle attività professionali, fino all'86 per cento delle costruzioni. Sceglierlo male significa pagare più del dovuto per anni, oppure descrivere un'attività diversa da quella che fai davvero.
Il forfettario fa per te?
Nella maggior parte dei casi di chi apre oggi, sì. Ma non sempre, e ci sono due condizioni da verificare prima.
Il limite di ricavi è 85.000 euro l'anno. E se nell'anno precedente hai avuto redditi da lavoro dipendente o da pensione sopra i 35.000 euro, il forfettario non ti spetta.
Se rientri, l'imposta sostitutiva è del 15 per cento, ridotta al 5 per cento per i primi cinque anni quando ci sono i requisiti della nuova attività. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP, e non addebiti IVA in fattura.
C'è un caso in cui il forfettario conviene meno di quanto sembri: se hai molti costi reali. Nel forfettario i costi non si deducono, perché la redditività è forfettizzata dal coefficiente. Se compri merce, paghi affitti, hai collaboratori, il conto va fatto, e lo facciamo insieme prima di scegliere.
Cosa succede dopo l'apertura
L'apertura è il primo giorno, non l'ultimo.
Da quel momento emetti fatture elettroniche, versi i contributi previdenziali, e ogni anno presenti la dichiarazione con il calcolo di saldo e acconti. Sono scadenze che tornano sempre, e la prima volta nessuno sa quando cadono.
Se apri con noi resti con noi: il commercialista che ha seguito la pratica è lo stesso che ti segue dopo, l'assistente AI risponde alle domande quotidiane, e le scadenze te le ricordiamo noi. Se invece hai preso solo l'apertura una tantum, ti lasciamo tutto pronto e funzionante: la partita IVA è tua, non è vincolata a noi.
Un'ultima cosa, se stai lasciando un lavoro dipendente: se hai diritto alla NASpI e vuoi chiederla in forma anticipata in un'unica soluzione, va domandata entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. È un termine breve e non si recupera.
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