✓ Servizio gestito da Studio Di Sabato e Partners — Iscritto ODCEC Novara · Sedi: Borgomanero · Novara · Milano
← Torna al blog

26 giugno 2026

Caso pratico regime ordinario semplificato

Caso pratico regime ordinario semplificato: esempio con ricavi, costi, IVA e imposte per capire come funziona davvero nella gestione quotidiana.

Studio Di Sabato e Partners — ODCEC Novara n. 453/A

Caso pratico regime ordinario semplificato

Se stai cercando un caso pratico regime ordinario semplificato, molto probabilmente hai un dubbio semplice ma decisivo: quanto ti resta davvero, tra IVA, costi e imposte, quando lavori fuori dal forfettario? La risposta non sta nelle definizioni teoriche, ma nei numeri. Per questo conviene partire da un esempio realistico, simile a quello che può vivere un professionista o una ditta individuale nella gestione ordinaria.

Il regime ordinario semplificato viene spesso percepito come un passaggio complicato. In realtà, il punto non è che sia incomprensibile: è che richiede più controllo. Devi seguire incassi, pagamenti, IVA, costi deducibili e risultato fiscale con maggiore precisione. Se sai leggere questi elementi, il quadro diventa molto più chiaro.

Caso pratico regime ordinario semplificato: esempio concreto

Immagina un consulente marketing in contabilità semplificata, non in regime forfettario, con partita IVA individuale. Nel corso del 2025 emette fatture per 48.800 euro imponibili. Su queste fatture applica l'IVA al 22%, quindi incassa dai clienti anche 10.736 euro di IVA, per un totale lordo fatturato di 59.536 euro.

Qui c'è il primo errore da evitare: considerare quei 59.536 euro come ricavo effettivo. Non è così. L'IVA che incassi non è un guadagno tuo, ma un importo che raccogli per poi versarlo all'Erario, al netto dell'IVA detraibile sugli acquisti.

Durante lo stesso anno, il professionista sostiene questi costi legati all'attività:

  • 3.600 euro per coworking e ufficio
  • 1.800 euro per software, strumenti digitali e canoni
  • 2.400 euro per collaborazioni occasionali e servizi esterni
  • 1.200 euro per telefono, internet e utenze riferibili all'attività
  • 1.000 euro per formazione e aggiornamento
  • 2.000 euro per attrezzature e piccoli beni strumentali deducibili secondo le regole applicabili

Totale costi: 12.000 euro, al netto dell'IVA.

Supponiamo inoltre che l'IVA pagata sugli acquisti detraibili sia pari complessivamente a 2.640 euro.

Come si calcola l'IVA da versare

L'IVA a debito sulle fatture emesse è 10.736 euro. L'IVA a credito sugli acquisti è 2.640 euro. La differenza è 8.096 euro. Questo è, in linea generale, l'importo IVA da versare nel corso dell'anno, salvo eventuali acconti, compensazioni o situazioni particolari.

Quindi il primo dato operativo è questo: hai incassato 10.736 euro di IVA, ma una parte non ti appartiene. Dopo aver sottratto l'IVA detraibile, 8.096 euro rappresentano un debito fiscale IVA.

Reddito nel regime ordinario semplificato

Passiamo al cuore del caso pratico regime ordinario semplificato: il reddito imponibile. In contabilità semplificata, il criterio da considerare è normalmente quello per cassa, con le regole fiscali applicabili alla tua attività. Tradotto: conta quando incassi e quando paghi, non solo quando emetti o ricevi fattura.

Nel nostro esempio ipotizziamo che tutti i 48.800 euro siano stati effettivamente incassati nel 2025 e che tutti i 12.000 euro di costi siano stati pagati nello stesso anno. Il reddito lordo sarà quindi:

48.800 euro di compensi incassati meno 12.000 euro di costi deducibili pagati uguale 36.800 euro di reddito

Questo non coincide ancora con quello che ti resta in tasca. Su questo importo si innestano infatti imposte dirette e, se dovuti, contributi previdenziali secondo la tua posizione. Ed è qui che molti sottovalutano il peso fiscale reale del passaggio all'ordinario.

Quanto pesa davvero il carico fiscale

Per semplificare il caso, concentriamoci sulle imposte dirette senza entrare in simulazioni previdenziali avanzate, che dipendono dalla cassa o gestione di appartenenza. Su un reddito di 36.800 euro, l'IRPEF si calcola per scaglioni, a cui possono aggiungersi addizionali regionali e comunali.

Senza trasformare l'articolo in un prospetto da software, il concetto pratico è questo: il reddito fiscale non viene tassato con una percentuale unica come nel forfettario. La tassazione è progressiva. Più il reddito cresce, più aumenta l'aliquota marginale applicata alla parte eccedente.

Se fai una stima prudente, tra IRPEF e addizionali il carico può diventare rilevante. Non significa che il regime ordinario sia sempre sconveniente. Significa che va pianificato meglio. Se hai costi reali elevati e ben documentati, l'ordinario può essere più coerente con la tua attività. Se invece i costi sono bassi, il confronto con altri regimi può cambiare molto il risultato netto.

Cosa resta davvero dopo costi, IVA e imposte

Torniamo ai numeri. Il professionista ha incassato complessivamente 59.536 euro, ma deve togliere 8.096 euro di IVA netta da versare. Restano 51.440 euro di disponibilità lorda finanziaria, prima di considerare i costi già pagati e le imposte sul reddito.

Dato che i costi sostenuti sono 12.000 euro, la disponibilità scende a 39.440 euro. Ma questa non è ancora la somma spendibile liberamente, perché dovrai accantonare le imposte dirette calcolate sul reddito di 36.800 euro.

È proprio questo il punto operativo più utile: nel regime ordinario semplificato non puoi ragionare solo su quanto hai sul conto. Devi distinguere subito tra:

  • IVA incassata ma non tua
  • importi necessari a coprire i costi
  • quota da accantonare per le imposte
  • residuo effettivo disponibile

Quando questa distinzione manca, il rischio non è solo pagare di più. Il rischio vero è arrivare alle scadenze senza liquidità sufficiente.

Gli errori più comuni nel regime ordinario semplificato

Il primo errore è usare il lordo fatturato come riferimento mentale. Se hai emesso 4.000 euro più IVA, non hai guadagnato 4.880 euro. Hai generato un imponibile di 4.000 euro e incassato un'imposta da gestire separatamente.

Il secondo errore è considerare tutti i costi automaticamente deducibili o tutta l'IVA automaticamente detraibile. Non sempre funziona così. Alcune spese hanno limiti, percentuali di deduzione o condizioni specifiche. Per questo serve classificare bene ogni voce.

Il terzo errore è non seguire il criterio corretto di incassi e pagamenti. In contabilità semplificata il momento finanziario conta molto. Se una fattura emessa a dicembre viene incassata l'anno successivo, il trattamento fiscale può cambiare rispetto a quello che immagini a colpo d'occhio.

Il quarto errore è non accantonare mese per mese. Aspettare il calcolo finale quasi sempre crea stress e squilibri di cassa, soprattutto quando l'attività cresce rapidamente.

Quando il regime ordinario semplificato ha senso davvero

Un caso pratico regime ordinario semplificato come questo serve anche per capire una cosa meno intuitiva: non esiste un regime migliore in assoluto. Esiste il regime più adatto alla tua struttura di ricavi, costi e margini.

Se hai spese operative importanti, acquisti con IVA detraibile, investimenti in strumenti di lavoro e costi che nel forfettario non verrebbero valorizzati in modo analitico, l'ordinario può diventare più logico. Ti chiede più disciplina, ma riflette meglio la tua attività reale.

Se invece lavori con costi minimi, fatturi molto in proporzione alle spese e vuoi massima semplicità gestionale, il confronto con altri regimi merita attenzione. Il punto non è scegliere il sistema più famoso, ma quello che regge meglio numeri e adempimenti nel tuo caso concreto.

Come leggere il tuo caso senza fare confusione

Il modo più efficace per valutare la tua posizione è ricostruire tre livelli. Primo: quanto incassi davvero al netto dell'IVA. Secondo: quali costi sono fiscalmente rilevanti e in quale misura. Terzo: quale reddito imponibile ne esce e quale impatto ha sulle imposte.

Se anche uno solo di questi passaggi è stimato male, la percezione del tuo margine si altera. Ed è lì che nascono decisioni sbagliate, come sottovalutare gli acconti, fare prelievi troppo alti o tenere prezzi non coerenti con il carico fiscale reale.

Per questo, nella gestione quotidiana, non basta sapere cos'è il regime ordinario semplificato. Devi saperlo tradurre in numeri leggibili. È anche il motivo per cui strumenti digitali specializzati, se ben supervisionati da professionisti, ti fanno risparmiare tempo vero: non perché eliminano la complessità normativa, ma perché la rendono operativa.

Quando hai davanti un dubbio fiscale, quasi mai ti serve altra teoria. Ti serve capire che effetto ha sul tuo conto, sulle prossime scadenze e sul margine della tua attività. È da lì che si prende una decisione sensata.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non costituiscono consulenza fiscale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un commercialista abilitato. Il servizio è gestito dallo Studio Di Sabato e Partners (ODCEC Novara n. 453/A).

Hai domande su questo argomento?

Chiedi direttamente al consulente AI di Taxami — risposta in pochi secondi.

Fai una domanda →