✓ Fondato dal Dott. Marco Di Sabato — Commercialista iscritto ODCEC Novara · Sedi: Borgomanero · Novara · Milano
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4 agosto 2026

Quando si paga acconto IVA e come calcolarlo

Quando si paga acconto IVA nel 2026, chi deve versarlo e come scegliere tra metodo storico, previsionale e analitico senza errori in F24. con controlli utili.

Dott. Marco Di Sabato — ODCEC Novara n. 453/A

Quando si paga acconto IVA e come calcolarlo

Il 27 dicembre è una di quelle scadenze che arrivano quando l'anno sta già finendo e la gestione dell'attività è concentrata su clienti, incassi e chiusure. Sapere quando si paga acconto IVA evita un errore frequente: confondere questo versamento con il saldo IVA annuale. Sono due adempimenti diversi, con regole e calcoli distinti.

L'acconto IVA è un pagamento anticipato dell'imposta che maturerà nell'ultima parte dell'anno. Non è una tassa aggiuntiva: l'importo versato viene recuperato nella liquidazione IVA di dicembre o, per chi liquida trimestralmente, nel saldo IVA della dichiarazione annuale. Il punto delicato non è solo ricordare la data, ma scegliere il metodo di calcolo corretto e usare il codice tributo giusto nell'F24.

Quando si paga l'acconto IVA nel 2026

L'acconto IVA va versato ordinariamente entro il 27 dicembre di ogni anno. Se la data cade di sabato, domenica o in un giorno festivo, la scadenza passa al primo giorno lavorativo successivo.

Nel 2026 il 27 dicembre cade di domenica: il termine per il versamento è quindi lunedì 28 dicembre 2026. Il pagamento si effettua con modello F24, esclusivamente in modalità telematica per i titolari di partita IVA.

Non aspettare gli ultimi giorni solo per una questione organizzativa. Se devi usare un credito in compensazione, verificare l'importo disponibile, la corretta presentazione delle dichiarazioni e l'eventuale necessità di visto di conformità richiede un controllo preliminare. Un F24 respinto o compilato male non equivale a un versamento eseguito.

Chi deve versare l'acconto IVA

In linea generale, devono valutare il versamento dell'acconto IVA i soggetti passivi IVA che effettuano liquidazioni periodiche mensili o trimestrali. L'obbligo riguarda quindi molti professionisti, ditte individuali, società e imprese che applicano il regime IVA ordinario.

Non tutti, però, devono pagarlo. L'acconto non è dovuto quando l'importo calcolato è inferiore a 103,29 euro. Sono normalmente esclusi anche i contribuenti che applicano il regime forfettario, perché non effettuano liquidazioni IVA periodiche ordinarie, e chi ha iniziato l'attività nel corso dell'anno, non avendo un periodo precedente su cui basare il calcolo storico.

Esistono inoltre casi particolari, ad esempio attività cessate entro il 30 novembre per i contribuenti mensili o entro il 30 settembre per i trimestrali, operazioni straordinarie e regimi IVA specifici. Qui non conviene applicare una regola generica: la situazione dell'attività e le liquidazioni effettuate durante l'anno fanno la differenza.

Come calcolare l'acconto IVA

Puoi scegliere fra tre metodi: storico, previsionale e analitico. Non sei obbligato a usare ogni anno lo stesso. La scelta più conveniente dipende dall'andamento reale della tua IVA, ma una previsione troppo ottimistica può trasformarsi in versamento insufficiente, interessi e sanzioni.

Metodo storico: il più semplice da gestire

Il metodo storico è quello usato più spesso perché si basa su un dato già disponibile. L'acconto corrisponde all'88% dell'IVA dovuta nel periodo di riferimento dell'anno precedente.

Se liquidi l'IVA mensilmente, prendi come riferimento il debito IVA di dicembre dell'anno precedente. Se sei trimestrale per opzione, il riferimento è il saldo IVA risultante dalla dichiarazione annuale dell'anno precedente, considerando le regole applicabili alla liquidazione trimestrale. Per i trimestrali speciali, il riferimento è invece il quarto trimestre dell'anno precedente.

È un metodo pratico, ma non sempre conveniente. Se nel 2026 hai avuto un calo delle vendite, più acquisti con IVA detraibile o hai emesso meno fatture rispetto all'anno prima, potresti anticipare più IVA del necessario. Non perdi il denaro, perché l'acconto sarà scomputato in seguito, ma riduci inutilmente la liquidità disponibile a fine anno.

Metodo previsionale: utile se l'IVA finale sarà più bassa

Con il metodo previsionale versi l'88% dell'IVA che prevedi di dover pagare per dicembre, se sei mensile, oppure in sede di dichiarazione annuale, se sei trimestrale per opzione.

Questo metodo può essere sensato se hai dati affidabili: ad esempio, hai concluso un progetto rilevante nei primi mesi dell'anno e prevedi minori incassi imponibili nel periodo finale, oppure hai sostenuto acquisti con IVA detraibile che riducono il debito. Non basta però una sensazione: servono fatture emesse, fatture ricevute, note di credito e una stima prudente delle operazioni che devono ancora essere registrate.

La regola da ricordare è semplice: se l'acconto versato con metodo previsionale è inferiore all'88% dell'IVA effettivamente dovuta per il periodo di riferimento, il versamento può risultare insufficiente. Per questo è un metodo adatto quando la contabilità è aggiornata e la previsione è documentabile.

Metodo analitico: il calcolo sui dati reali di dicembre

Il metodo analitico, chiamato anche effettivo, guarda ai dati reali delle operazioni effettuate fino al 20 dicembre. In questo caso l'acconto corrisponde al 100% dell'IVA risultante dalla liquidazione straordinaria del periodo considerato.

Per un contribuente mensile si considerano, in sostanza, le operazioni dal 1° al 20 dicembre. Per chi liquida trimestralmente, il perimetro comprende le operazioni dal 1° ottobre al 20 dicembre. Si confrontano IVA a debito e IVA detraibile seguendo le regole ordinarie di esigibilità e detrazione.

Questo metodo è spesso utile quando dicembre genera poco debito IVA o quando l'attività ha una forte stagionalità. Richiede però registrazioni puntuali: una fattura ricevuta ma non correttamente gestita, una nota di variazione dimenticata o un documento emesso negli ultimi giorni possono alterare il risultato. È il metodo più aderente alla situazione reale, ma anche quello che richiede più controllo operativo.

F24, codici tributo e compensazione

L'acconto IVA si versa con modello F24. Il codice tributo cambia in base alla periodicità della liquidazione: 6013 per i contribuenti mensili e 6035 per i contribuenti trimestrali. L'anno di riferimento da indicare è quello per cui stai versando l'acconto, quindi nel caso della scadenza di dicembre 2026 va riportato 2026.

Se hai un credito tributario utilizzabile, puoi compensare l'acconto nel modello F24 nei limiti e alle condizioni previste. La compensazione non è automatica: prima di inviare il modello, controlla l'origine del credito, la sua disponibilità effettiva e le regole di utilizzo applicabili al tuo caso.

L'acconto non può essere rateizzato. Puoi però ridurne o azzerarne l'esborso tramite una compensazione correttamente effettuata, se disponi di crediti validi.

Dove recuperi l'acconto versato

L'importo non resta “bloccato” fino alla dichiarazione dei redditi. Chi liquida l'IVA mensilmente lo porta in diminuzione nella liquidazione di dicembre. Chi liquida trimestralmente per opzione lo scomputa dal saldo IVA che emerge dalla dichiarazione annuale. I trimestrali speciali lo recuperano nella liquidazione del quarto trimestre.

Conserva la ricevuta telematica dell'F24 insieme alla documentazione delle liquidazioni IVA. È una precauzione concreta: ti permette di ricostruire rapidamente il calcolo, evitare doppie registrazioni e rispondere con ordine a eventuali controlli.

Cosa succede se paghi tardi o versi troppo poco

Se l'acconto non viene pagato entro la scadenza, oppure viene versato in misura insufficiente, puoi regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso. In pratica, versi l'imposta dovuta, una sanzione ridotta e gli interessi calcolati per i giorni di ritardo.

Prima intervieni, minore è il costo della regolarizzazione. Il problema non è solo il ritardo nel bonifico: può nascere anche dalla scelta di un metodo previsionale senza dati aggiornati o da un F24 compilato con un codice tributo errato. Per questo il controllo dovrebbe avvenire prima dell'invio, non dopo.

A dicembre, la scelta migliore non è sempre quella che produce l'acconto più basso. È quella che riflette correttamente la tua posizione IVA e ti lascia una traccia verificabile del calcolo. Un calendario scadenze aggiornato e una verifica delle liquidazioni prima del 28 dicembre ti tolgono un'incertezza concreta dalla chiusura dell'anno.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non costituiscono consulenza fiscale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un commercialista abilitato. Il servizio è gestito dal Dott. Marco Di Sabato (ODCEC Novara n. 453/A).

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