✓ Fondato dal Dott. Marco Di Sabato — Commercialista iscritto ODCEC Novara · Sedi: Borgomanero · Novara · Milano
← Torna al blog

15 luglio 2026

Quando si paga l'imposta sostitutiva nel forfettario

Quando si paga l'imposta sostitutiva nel regime forfettario: date, saldo, acconti e F24 per versare tutto correttamente, senza errori o ritardi fiscali.

Dott. Marco Di Sabato — ODCEC Novara n. 453/A

Quando si paga l'imposta sostitutiva nel forfettario

La domanda "quando si paga imposta sostitutiva forfettario" arriva quasi sempre quando si avvicina l'estate o quando si riceve un F24 da compilare. Il punto da chiarire subito è questo: l'imposta non si versa ogni mese e non coincide con i soldi incassati nel periodo. Si calcola nella dichiarazione dei redditi e si paga, di regola, con saldo e acconti riferiti a periodi d'imposta diversi.

Capire questa logica ti evita due errori frequenti: accantonare troppo poco durante l'anno oppure confondere il saldo dell'anno passato con l'acconto dell'anno in corso. Vediamo cosa devi pagare, entro quando e come leggere gli importi nel modello F24.

Quando si paga l'imposta sostitutiva nel forfettario

Per chi opera in regime forfettario, l'imposta sostitutiva viene versata normalmente in due momenti dell'anno:

  • entro la scadenza ordinaria di fine giugno paghi il saldo dell'anno precedente e il primo acconto dell'anno in corso;
  • entro la fine di novembre paghi il secondo acconto dell'anno in corso, se dovuto.

Le date precise possono variare in base al calendario fiscale annuale e a eventuali proroghe. Per i redditi prodotti nel 2025 e dichiarati nel 2026, la scadenza ordinaria per saldo e primo acconto cade generalmente il 30 giugno 2026. È normalmente possibile pagare entro i 30 giorni successivi applicando una maggiorazione dello 0,40%. Prima di predisporre l'F24, però, controlla sempre le scadenze effettive dell'anno: non è prudente basarsi solo sulle date ricordate dall'anno precedente.

Il secondo acconto, invece, è ordinariamente dovuto entro il 30 novembre. Se la scadenza capita in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Saldo e acconto non sono la stessa cosa

Il saldo chiude il conto con il Fisco per l'anno appena dichiarato. Se nel 2025 hai prodotto un reddito forfettario e dalla dichiarazione emerge un'imposta sostitutiva di 1.800 euro, quel saldo viene pagato nel 2026.

L'acconto è invece un anticipo dell'imposta che presumibilmente maturerai nell'anno in cui stai pagando. Quindi, nel giugno 2026, potresti trovarti a versare sia il saldo dell'imposta 2025 sia una prima quota dell'imposta stimata sul 2026. A novembre arriverà la seconda quota dell'acconto 2026.

Questo meccanismo spiega perché il primo anno può sembrare più leggero e l'anno successivo più impegnativo. Non è necessariamente un aumento delle tasse: spesso è l'effetto del pagamento contemporaneo di saldo e acconto.

Come si calcola l'imposta sostitutiva

L'imposta sostitutiva non si applica direttamente a tutti gli incassi. Nel regime forfettario il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto per il tuo codice ATECO. Da questo reddito puoi sottrarre i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati.

Sul risultato si applica l'aliquota del 15%, oppure del 5% se possiedi tutti i requisiti per il regime agevolato riservato alle nuove attività. L'aliquota ridotta può applicarsi per il periodo previsto dalla legge, ma non scatta in automatico solo perché hai aperto una nuova partita IVA: devono essere rispettate condizioni specifiche.

Facciamo un esempio semplice. Hai incassato 30.000 euro, il tuo coefficiente di redditività è il 78% e hai versato 4.000 euro di contributi deducibili. Il reddito forfettario è 23.400 euro. Tolti i contributi, la base imponibile diventa 19.400 euro. Con aliquota al 15%, l'imposta sostitutiva teorica è 2.910 euro.

Il calcolo reale può cambiare se hai crediti d'imposta utilizzabili, ritenute subite in casi particolari o altre situazioni riportate in dichiarazione. Per questo non conviene calcolare l'F24 facendo una semplice percentuale sugli incassi del conto corrente.

Quando l'acconto è dovuto e come si divide

L'acconto è calcolato normalmente con il metodo storico, cioè prendendo come riferimento l'imposta sostitutiva emersa dalla dichiarazione precedente. Se l'imposta dovuta per l'anno precedente non supera 51,65 euro, non devi versare acconti.

Superata questa soglia, l'acconto complessivo è in genere pari al 100% dell'imposta dell'anno precedente. Se l'importo totale dell'acconto non supera 257,52 euro, si versa in un'unica soluzione entro novembre. Se è superiore, si divide di norma in due rate: 40% entro la scadenza di giugno e 60% entro quella di novembre.

Riprendendo l'esempio, se dalla dichiarazione risulta un'imposta di 2.910 euro, l'acconto totale per l'anno successivo sarà normalmente di 2.910 euro. Il primo acconto sarà 1.164 euro e il secondo 1.746 euro. A giugno, quindi, potresti dover pagare 2.910 euro di saldo più 1.164 euro di primo acconto.

Il primo anno di attività fa eccezione

Se hai aperto la partita IVA nel 2025, nella dichiarazione presentata nel 2026 non hai un'imposta sostitutiva dell'anno precedente su cui calcolare l'acconto storico. In genere pagherai il saldo relativo al 2025, senza acconti calcolati con questo metodo.

Nel 2027, invece, potresti trovarti a pagare il saldo 2026 e gli acconti 2027 nello stesso periodo. Pianificare questa differenza in anticipo è utile, soprattutto se i tuoi incassi stanno crescendo.

Metodo storico o previsionale: quale scegliere

Il metodo storico è il più lineare: gli acconti seguono l'imposta risultante dalla dichiarazione precedente. È adatto se il tuo reddito è stabile o in crescita, perché riduce il rischio di versare troppo poco.

Puoi però usare il metodo previsionale se prevedi che l'imposta dell'anno in corso sarà inferiore. Succede, ad esempio, quando sai di lavorare meno, interrompi l'attività o prevedi un calo significativo dei compensi. In questo caso calcoli l'acconto sulla stima dell'imposta effettivamente dovuta per l'anno in corso.

La scelta richiede prudenza. Se la previsione è troppo ottimistica e versi meno del dovuto, sul saldo residuo possono maturare sanzioni e interessi. Il metodo previsionale non è un modo per rimandare il pagamento: è corretto solo quando hai elementi concreti e documentabili per stimare un'imposta più bassa.

Come pagare l'imposta sostitutiva con l'F24

Il versamento avviene con modello F24, esclusivamente con modalità telematiche per i titolari di partita IVA. Nel modello, l'imposta sostitutiva del regime forfettario viene generalmente esposta nella sezione Erario usando questi codici tributo:

  • 1790 per il saldo;
  • 1791 per il primo acconto;
  • 1792 per il secondo acconto o per l'acconto in unica soluzione.

Per ogni rigo devi indicare l'anno di riferimento corretto. Il saldo relativo ai redditi 2025, pagato nel 2026, avrà come anno di riferimento il 2025. Gli acconti versati nel 2026 per il reddito 2026 riporteranno invece il 2026. È un dettaglio semplice, ma un anno errato può generare anomalie e rendere necessaria una correzione.

L'F24 può anche contenere contributi previdenziali, altri tributi o crediti in compensazione. Se usi crediti fiscali, controlla con attenzione le regole applicabili al tuo caso e l'eventuale necessità di invio tramite i servizi dell'Agenzia delle Entrate. Non tutti i crediti e non tutte le compensazioni seguono le stesse modalità operative.

Si può rateizzare il pagamento?

Sì, il saldo e il primo acconto possono normalmente essere rateizzati. Le rate devono concludersi entro novembre e alle rate successive alla prima si applicano interessi. La seconda rata di acconto di novembre, invece, non può essere rateizzata.

La rateizzazione può aiutare la liquidità, ma non riduce l'imposta e richiede precisione nelle scadenze. Ha senso quando hai un flusso di cassa regolare e hai già pianificato ogni rata; è meno utile se rischi di dimenticare un versamento o se la tua situazione finanziaria è già molto tesa.

Come evitare sorprese a giugno e novembre

La regola pratica è separare mentalmente tre numeri: gli incassi, il reddito imponibile e l'imposta da versare. Non sono la stessa cosa. Nel forfettario, inoltre, i costi ordinari non abbattono direttamente il reddito fiscale, mentre i contributi previdenziali obbligatori hanno un ruolo specifico nel calcolo.

Durante l'anno, registra con ordine fatture incassate, contributi versati e versamenti già effettuati. Poi costruisci una previsione aggiornata: quanto hai incassato finora, quale coefficiente si applica alla tua attività, quali contributi puoi dedurre e se l'acconto storico è coerente con l'andamento reale del lavoro.

Se hai un dubbio su saldo, acconti, rateizzazione o compilazione dell'F24, non aspettare l'ultimo giorno. Con Taxami puoi verificare rapidamente la logica del calcolo e, quando il caso richiede una presa in carico, passare al supporto di un commercialista. Avere una previsione chiara qualche mese prima della scadenza è molto più utile che rincorrere un F24 quando il pagamento è già urgente.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non costituiscono consulenza fiscale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un commercialista abilitato. Il servizio è gestito dal Dott. Marco Di Sabato (ODCEC Novara n. 453/A).

Hai domande su questo argomento?

Chiedi direttamente al consulente AI di Taxami — risposta in pochi secondi.

Fai una domanda →