✓ Fondato dal Dott. Marco Di Sabato — Commercialista iscritto ODCEC Novara · Sedi: Borgomanero · Novara · Milano
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17 luglio 2026

Come calcolare gli acconti dichiarazione redditi

Scopri come calcolare acconti dichiarazione redditi con metodo storico o previsionale, soglie, rate e F24 per evitare errori e versamenti errati o tardivi.

Dott. Marco Di Sabato — ODCEC Novara n. 453/A

Come calcolare gli acconti dichiarazione redditi

L’acconto non è una tassa in più: è un anticipo delle imposte che matureranno nell’anno in corso. Il punto è che, quando devi capire come calcolare gli acconti della dichiarazione dei redditi, stai facendo una previsione su un reddito che potrebbe cambiare molto rispetto all’anno precedente. Per questo non esiste una cifra corretta per tutti: dipende dal regime fiscale, dalle imposte dovute nella dichiarazione e dall’andamento reale della tua attività.

Per una partita IVA, un acconto sottostimato può generare interessi e sanzioni. Uno sovrastimato, invece, blocca liquidità che potresti usare per spese, fornitori o investimenti nella tua attività. L’obiettivo è versare il giusto, con un calcolo verificabile e senza affidarti a stime casuali.

Cosa sono gli acconti della dichiarazione dei redditi

Il sistema fiscale italiano prevede che alcune imposte siano pagate con un meccanismo di saldo e acconto. Con la dichiarazione presenti i redditi dell’anno precedente, calcoli il saldo eventualmente ancora dovuto per quell’anno e, nello stesso momento, anticipi una parte dell’imposta relativa all’anno in corso.

Facciamo un esempio temporale semplice. Con la dichiarazione presentata nel 2026 relativa ai redditi 2025, puoi dover pagare il saldo delle imposte 2025 e gli acconti per il 2026. Questi acconti saranno poi confrontati con l’imposta effettivamente risultante dalla dichiarazione successiva.

Gli acconti possono riguardare soprattutto l’IRPEF per professionisti e ditte individuali in regime ordinario o semplificato, l’imposta sostitutiva per chi applica il regime forfettario e, in determinate situazioni, i contributi previdenziali calcolati in dichiarazione. Non vanno confusi con IVA, ritenute o contributi fissi: hanno regole e scadenze proprie.

Come calcolare gli acconti della dichiarazione dei redditi

I due metodi principali sono il metodo storico e il metodo previsionale. Il primo parte dall’imposta risultante dalla dichiarazione appena presentata. Il secondo parte da una stima dell’imposta che ritieni di dover pagare per l’anno in corso.

Metodo storico: la via più semplice e prudente

Con il metodo storico, l’acconto viene determinato usando l’imposta netta indicata nella dichiarazione dell’anno precedente, al netto degli elementi rilevanti previsti dal modello. In pratica, non devi rifare da zero il calcolo del reddito corrente: il software dichiarativo o il quadro relativo ai versamenti ti indica l’acconto dovuto.

Per l’IRPEF, in linea generale, l’acconto complessivo corrisponde al 100% dell’imposta di riferimento. Se l’acconto totale non supera 51,65 euro, non è dovuto. Se supera questa soglia ma non supera 257,52 euro, di regola si versa in un’unica soluzione. Oltre 257,52 euro, normalmente si divide in due rate: 40% con la prima scadenza e 60% con la seconda.

Esempio: dalla tua dichiarazione emerge un acconto IRPEF complessivo di 1.000 euro. Applicando il metodo storico, verserai 400 euro come prima rata e 600 euro come seconda rata. Il calcolo è lineare, ma non significa necessariamente che sia conveniente.

Il vantaggio è la sicurezza: se i tuoi redditi restano stabili o crescono, difficilmente avrai sorprese al saldo. Il limite è evidente per chi ha avuto un anno eccezionale e prevede un fatturato nettamente più basso nell’anno successivo. In quel caso, potresti anticipare più imposte del necessario.

Metodo previsionale: utile se il reddito cambia davvero

Il metodo previsionale ti consente di calcolare gli acconti sulla base dell’imposta che prevedi di dover pagare per l’anno in corso. È una scelta utile, ad esempio, se hai cessato o ridotto l’attività, hai perso un cliente rilevante, hai sostenuto costi deducibili più alti oppure prevedi minori compensi.

Non basta dire “quest’anno fatturo meno”. Devi stimare con criterio il reddito imponibile e l’imposta finale. Per un professionista in ordinario significa considerare compensi, costi deducibili, eventuali ritenute subite, detrazioni e altri redditi personali. Per chi è nel forfettario, la stima parte dai ricavi o compensi previsti, applica il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO, considera i contributi previdenziali deducibili e poi l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%, secondo il caso.

Se, nell’esempio precedente, prevedi un’imposta di 450 euro invece di 1.000, puoi commisurare l’acconto a 450 euro: 180 euro come prima rata e 270 euro come seconda. Alla dichiarazione successiva il sistema farà i conti con l’imposta effettiva. Se hai stimato bene, avrai evitato un anticipo eccessivo. Se hai sottostimato troppo, dovrai versare più saldo e potresti dover gestire le conseguenze del versamento insufficiente.

Il metodo previsionale richiede quindi numeri aggiornati, non ottimismo. È più adatto a chi tiene sotto controllo fatture emesse, incassi, spese e contributi durante l’anno.

Acconti per il regime forfettario

Nel regime forfettario l’acconto riguarda l’imposta sostitutiva, non l’IRPEF ordinaria sul reddito dell’attività. La logica, però, resta simile: la dichiarazione dell’anno precedente fornisce il riferimento per determinare il versamento dell’anno in corso, salvo la scelta del metodo previsionale.

Un errore comune è calcolare l’acconto applicando direttamente il 5% o il 15% al fatturato previsto. Quel passaggio da solo non è sufficiente. Prima devi applicare al fatturato il coefficiente di redditività previsto per la tua attività, poi sottrarre i contributi previdenziali effettivamente deducibili e solo dopo applicare l’imposta sostitutiva. Inoltre, devi verificare eventuali altri dati della dichiarazione che incidono sul risultato.

Anche i contributi INPS meritano un controllo separato. Per professionisti iscritti alla Gestione Separata e per attività soggette a contribuzione calcolata sul reddito dichiarato, saldo e acconti possono comparire nei prospetti della dichiarazione. Per artigiani e commercianti esistono anche contributi fissi con un calendario distinto. Sommare tutto in un’unica cifra senza distinguere imposte e contributi è uno dei modi più frequenti per compilare male un F24.

Dal calcolo al versamento con F24

Una volta definito l’importo, devi riportarlo correttamente nel modello F24. Per l’IRPEF si usano normalmente codici tributo distinti per prima rata e seconda rata o acconto in unica soluzione. Per l’imposta sostitutiva del regime forfettario esistono codici specifici, diversi da quelli dell’IRPEF ordinaria.

Il codice, l’anno di riferimento e la rateazione sono dati essenziali. Un importo corretto associato a un codice errato può comunque richiedere verifiche o correzioni. Prima dell’invio controlla che il modello distingua chiaramente saldo, primo acconto, secondo acconto ed eventuali contributi.

Se presenti il 730 con sostituto d’imposta, gli acconti IRPEF possono essere trattenuti direttamente in busta paga o sulla pensione, secondo il prospetto di liquidazione. Se invece non hai un sostituto, oppure presenti il Modello Redditi PF, il pagamento avviene di norma tramite F24. La modalità non cambia la logica del calcolo, ma cambia chi effettua materialmente il versamento.

Le verifiche da fare prima di scegliere il metodo

Prima di usare il metodo storico, chiediti se il tuo reddito 2026 sarà realmente comparabile con quello 2025. Un nuovo contratto importante, un cambio di regime, l’apertura o chiusura di una posizione, una sospensione dell’attività o la perdita di un cliente possono rendere il dato storico poco rappresentativo.

Prima di scegliere il previsionale, verifica invece se disponi di dati sufficienti. Guarda il fatturato già maturato, i contratti in corso, i costi ricorrenti e i contributi dovuti. Se mancano molti mesi alla fine dell’anno o il tuo reddito è molto variabile, ridurre drasticamente gli acconti può essere rischioso.

La scelta più equilibrata non è sempre “storico oppure previsionale” in modo rigido. Puoi usare il metodo storico quando i dati sono stabili e passare al previsionale quando hai evidenze concrete di una riduzione dell’imposta. Il criterio deve essere documentabile: prospetti di fatturato, fatture già emesse, costi previsti e simulazioni aggiornate.

Taxami può aiutarti a leggere i dati della dichiarazione, distinguere imposte e contributi e verificare se l’acconto calcolato è coerente con il tuo regime fiscale. Quando il caso richiede una valutazione specifica, il supporto passa alla supervisione di un commercialista iscritto all’ODCEC.

L’acconto più gestibile non è quello più basso a tutti i costi, ma quello costruito sui numeri reali della tua attività. Aggiorna la previsione prima delle scadenze: bastano pochi dati ordinati per trasformare un versamento vissuto con ansia in una decisione sotto controllo.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo e non costituiscono consulenza fiscale professionale. Per situazioni specifiche, rivolgiti a un commercialista abilitato. Il servizio è gestito dal Dott. Marco Di Sabato (ODCEC Novara n. 453/A).

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