Si sentono due versioni opposte: che aprire una partita IVA sia gratis e che costi una fortuna. La verità sta in mezzo, e sta quasi tutta dopo l'apertura. L'iscrizione in sé costa poco, spesso nulla. Il costo vero è quello ricorrente, cioè i contributi previdenziali, che per artigiani, commercianti e, di norma, iscritti alle Casse professionali si pagano anche negli anni in cui gli incassi scarseggiano. Mettere in fila tutte le voci prima di aprire serve a una cosa concreta: decidere se il business che hai in testa regge anche con questi costi dentro.
L'apertura in sé: quasi gratuita
La legge fissa un termine preciso: la dichiarazione di inizio attività va presentata entro trenta giorni dall'inizio dell'attività (articolo 35 del DPR 633/1972). Per le imprese la dichiarazione si presenta con una sola comunicazione telematica (ComUnica) al Registro delle imprese, che copre in un colpo solo Agenzia delle Entrate e INPS. Il professionista non iscritto al Registro delle imprese non usa ComUnica: presenta il modello AA9 all'Agenzia delle Entrate entro 30 giorni (art. 35, comma 1, DPR 633/1972) e si iscrive a parte alla Gestione Separata o alla propria Cassa. In pratica conviene aprire prima di emettere la prima fattura, non trenta giorni dopo.
Le voci che possono comparire in questa fase:
- Diritti di segreteria e imposta di bollo: dovuti dalle imprese per l'iscrizione al Registro delle imprese, secondo il tariffario della Camera di commercio.
- Diritto annuale della Camera di commercio: lo pagano solo le imprese iscritte, non i professionisti. L'importo si verifica con la propria Camera di commercio.
- Cassa professionale: i professionisti iscritti a un ordine si iscrivono alla propria Cassa di previdenza. I contributi sono trattati più sotto, nella sezione sui contributi previdenziali.
Il regime forfettario si applica se ci sono i requisiti: nella dichiarazione di inizio attività si comunica di presumerne la sussistenza (L. 190/2014, art. 1, commi 54 e 56), quindi non serve un secondo adempimento. Se il regime ti interessa ma non sai se hai i requisiti, la guida su come aprire una partita IVA parte proprio da lì.
I costi veri: i contributi previdenziali
Questa è la voce che cambia davvero la convenienza, e cambia in base alla tua categoria.
Professionista: Gestione Separata
Il professionista senza una Cassa di categoria si iscrive alla Gestione Separata INPS. In Gestione Separata non c'è un contributo minimo: si paga in percentuale sul reddito, il 26,07% nel 2026 per chi non ha altra copertura previdenziale (circolare INPS 8/2026). Il minimale (18.808 euro nel 2026) serve solo ad accreditare l'intero anno ai fini pensionistici, con 4.903,25 euro versati. I contributi versati sono deducibili dal reddito ai fini dell'imposta.
I valori 2027 si conosceranno con le circolari INPS di inizio 2027 (nel 2026 sono uscite a febbraio). Il quadro completo, con calcolo e scadenze, lo trovi nell'articolo sui contributi INPS della Gestione Separata.
Professionista iscritto a un ordine: la Cassa
I professionisti iscritti a un ordine si iscrivono alla propria Cassa di previdenza. Le Casse di norma chiedono contributi minimi anche a reddito zero, con riduzioni per i giovani previste dai regolamenti: vanno verificati Cassa per Cassa.
Commerciante: Gestione Commercianti
Per chi ha un'attività commerciale organizzata la parola chiave è quota fissa: nel 2026 l'aliquota è del 24,48% fino a 56.224 euro di reddito e del 25,48% oltre, e il contributo minimo è di 4.611,64 euro all'anno, calcolato sul reddito minimale di riferimento (18.808 euro) e comprensivo della quota maternità. Il punto è che questa quota si deve comunque, anche con vendite basse o inesistenti. È il costo che sorprende di più chi apre un'attività di e-commerce o un piccolo negozio con aspettative prudenti.
Artigiano
Per l'artigiano titolare di ditta individuale l'aliquota è del 24% e il contributo minimo 2026 è di 4.521,36 euro all'anno sul reddito minimale di 18.808 euro: circa 90 euro più basso di quello dei commercianti (4.611,64 euro).
Riduzioni per artigiani e commercianti
- Regime agevolato per i forfettari: la riduzione è del 35% dei contributi, su domanda telematica all'INPS, e riduce anche l'accredito contributivo (L. 190/2014, art. 1, commi 76, 77 e 83).
- Nuovi iscritti: esiste una riduzione del 50% per 36 mesi solo per chi si è iscritto per la prima volta nel 2025, su domanda e in alternativa alla riduzione del 35% (L. 207/2024, art. 1, commi 186-187; circolare INPS 83/2025). Vale quindi per le iscrizioni del 2025: per il 2026-2027 occorre verificare eventuali proroghe.
E in regime forfettario?
Il forfettario non elimina i contributi: la gestione dipende dalla tua categoria (professionista, artigiano, commerciante). Per artigiani e commercianti c'è la riduzione del 35% su domanda descritta sopra. Le regole pratiche di calcolo sono diverse da quelle del regime ordinario: la guida ai contributi INPS nel forfettario entra nel dettaglio.
Un avvertimento vale per tutti: i valori citati in questa sezione sono quelli del 2026. Minimale, massimale e aliquote li comunica l'INPS con le circolari di inizio anno (nel 2026: circolare 8/2026 per la Gestione Separata e 14/2026 per artigiani e commercianti), quindi i valori 2027 si conosceranno con le circolari INPS di inizio 2027 (nel 2026 sono uscite a febbraio). La legge di bilancio incide se modifica aliquote o introduce agevolazioni.
Gli altri costi ricorrenti
Oltre ai contributi, tre voci che conviene stimare prima di aprire:
- Gestionale e fatturazione elettronica: per fasce di fatturato basse esistono piani gratuiti sufficienti; quando servono funzioni complete, listini di mercato indicativamente fra i 10 e i 30 euro al mese.
- Consulenza: è la voce più variabile di tutte. Un preventivo scritto, con ciò che include e cosa no, vale più di qualsiasi promessa. Nel forfettario la gestione annuale è più snella, ma non zero: dichiarazione, versamenti, eventuali quesiti.
- Visure e certificati occasionali: pochi euro a episodio, irrilevanti se pianificati, fastidiosi se improvvisati.
Un esempio numerico: professionista neofita in forfettario
Un consulente senza altra copertura previdenziale che inizia adesso, requisiti della prima attività in regola, compensi previsti 30.000 euro. Per le attività professionali dell'Allegato 4, voce 8 (non per tutte le attività), il coefficiente di redditività è il 78%, quindi:
- imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 euro;
- imposta sostitutiva al 15%: 3.510 euro;
- con i requisiti dell'aliquota agevolata al 5% per le nuove attività (comma 65 dell'articolo 1 della L. 190/2014), valida per il primo anno e i quattro successivi: 1.170 euro;
- contributi stimati in Gestione Separata: 23.400 × 26,07% = 6.100,38 euro (valori 2026).
I contributi risultano più alti dell'imposta sostitutiva, sia al 15% sia al 5%. Per questo l'esempio va letto come ordine di grandezza, non come preventivo: i contributi sono la parte dominante del carico.
Aprire in ritardo: il costo nascosto
Il ritardo nell'apertura non è un dettaglio burocratico. Oltre ai trenta giorni di legge, chi non comunica l'inizio attività si espone a una sanzione amministrativa da 500 a 2.000 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. 471/1997). Dal 1° gennaio 2027 il testo unico delle sanzioni tributarie (D.Lgs. 173/2024) riordina le norme esistenti. Una posizione aperta in ritardo si regolarizza, e lo strumento pensato per farlo è il ravvedimento operoso (vedi la guida 2027 al ravvedimento).
Un secondo errore che costa caro è il codice ATECO scelto a occhio: dal codice dipende il coefficiente di redditività nel forfettario e spesso l'inquadramento previdenziale. La scelta merita dieci minuti in più: qui come scegliere il codice ATECO corretto.
Cosa non è ancora noto per il 2027
Tre punti restano aperti alla data in cui scriviamo (13 ottobre 2026):
- Minimale, massimale e aliquote 2027 (Gestione Separata, Gestione Commercianti, Artigiani) li comunica l'INPS: si conosceranno con le circolari INPS di inizio 2027 (nel 2026 sono uscite a febbraio). La legge di bilancio incide se modifica aliquote o introduce agevolazioni.
- Il quadro delle imposte sui redditi viene riordinato: il nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117) si applica dal 1° gennaio 2027 e da quella data abroga gli articoli da 1 a 191 del TUIR. Le conseguenze pratiche su imposta sostitutiva e coefficienti del forfettario vanno verificate quando il quadro è completo.
- Come detto, dallo stesso 1° gennaio si applica anche il testo unico delle sanzioni tributarie, che riordina le norme esistenti.
La conseguenza pratica è semplice: i costi una tantum dell'apertura non cambiano, i contributi del 2027 si conosceranno con le circolari INPS di inizio 2027 (nel 2026 sono uscite a febbraio). Se apri a fine 2026 con attività che prosegue nel 2027, pianifica con i valori 2026.
In sintesi
- L'apertura in sé: quasi gratuita, con eventuali diritti di segreteria e imposta di bollo per le imprese che si iscrivono al Registro delle imprese (tariffario della Camera di commercio) e, per i professionisti iscritti a un ordine, l'iscrizione alla propria Cassa.
- Il costo vero: i contributi. Quota fissa e minimale anche a incassi nulli per artigiani e commercianti; in Gestione Separata si paga in percentuale sul reddito, il 26,07% nel 2026 per chi non ha altra copertura (valori 2026); le Casse professionali di norma chiedono contributi minimi.
- La scelta del regime (forfettario o ordinario) non elimina i contributi, ne cambia le regole.
- Per il 2027 i valori li comunica l'INPS e si conosceranno con le circolari INPS di inizio 2027 (nel 2026 sono uscite a febbraio); i nuovi testi unici di imposte e sanzioni si applicano dal 1° gennaio 2027.
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